la cura

Caro Diario,

Non è neanche una settimana che ho smontato le decorazioni natalizie [ogni anno sempre più tardi!] che già ne sento la mancanza. Se quando li monto [ogni anno sempre più tardi!] penso: «uh mamma, non sarà eccessivo?!», quando li smonto penso:  «oddio… che è tutto ‘sto vuoto?!». Ed entro nella fase di addobborfananza. Ecco, lo sapevo, c’ho pure la sindrome da “vuoto da addobbo”… Figurati se mi lasciavo scappare una qualche sindrome!


L’anno scorso ho scoperto la cura: se in omeopatia il male si cura con piccole dosi del male stesso, ecco, gli eccessi decorativi delle feste appena trascorse, li curo con piccole dosi di decorazioni.
E così il Natale ha cominciato a lasciare tracce sottili in giro per casa… Tracce che un occhio estraneo non potrebbe certo mai ricondurre ad un grosso e grasso uomo barbuto in braghe rosse, ma io so che devo ringraziare lui per questo [o infamarlo, a seconda che in quel momento io stia contemplando l’aspetto puramente estetico della decorazione, o quello puramente ciapa-polvere].

 

 

La prima traccia che ha lasciato l’anno scorso è stata molto sobria e discreta: la cura è cominciata a bassissime dosi. Il Natale 2014 si era concentrato nell’ingresso: ghirlande, pompom, palline, lucine, pacchi finti…: una fiera dell’eccesso verde acqua. Eppure, quando è stato il momento di smontare il tutto, eccolo lì: il vuoto. Prima ho provato a lasciare le ghirlande, poi solo alcune… Alla fine ho creato una nuova decorazione “effetto bandierine”, ritagliando dei triangoli da della carta adesiva. Non mi soddisfa pienamente, ma da allora è rimasta così. Chissà che questa parete non necessiti di nuove cure omeopatiche nell’immediato post festività 2016…

il ramo

 

 

 

 

 

Quest’anno la cura ha subito un primo rimarchevole aumento della dose. In sala la traccia è apprezzabile più che altro per dimensione: abbiamo deciso di adottare in pianta più o meno stabile il ramo [e con esso tutti gli amorevoli ragnetti che si divertono a giocare a Tarzan lanciando liane da un rametto all’altro]. La pianta è più o meno stabile perché conto di sostituirlo prima o poi con un ramo più grassottello; nulla insomma che non si possa risolvere con una buona passeggiata nel bosco, come tante altre cose.

i ciapapolvere

 

 

 

 

 

 

Le tracce più evidenti la cura le ha lasciate in camera. Quella che in teoria dovrebbe essere la stanza più pulita ed ordinata di casa, ecco che è già diventata la stanza più carica di ciapa-polvere! Mutuati dal Natale 2015 ora si sommano a tutto il resto anche una ghirlanda, qualche ritaglio di carta e una stella, tutti realizzati a partire dalla polivalente, magica carta da parati. Il tutto condito dall’immancabile aggiunta di rami secchi [e le loro liane di ragnatele], visto che i vivi hanno davvero poche speranze di restare tali tra le mie amorevoli manine.

 

 

Devo dire che questa cura sembra funzionare… i sintomi più forti di addobborfananza si sono già affievoliti!

 

 

 

 

 

 

 

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