seconda chance

Caro Diario,

Ok, sono una rabbighina-rattoppa-tutto. E non me ne vergogno!
Anzi, da quando ho letto qualche tempo fa questo bellissimo articolo di Gaia Segattini su Vendetta Uncinetta, non solo non me ne vergogno, ma vi voglio mostrare con orgoglio i miei rattoppi!
Scherzi a parte, l’argomento è serio, molto serio: vi consiglio di leggere questo articolo di cui condivido non ogni parola, ma ogni sillaba.
In un mondo dove tutti i valori sono rovesciati, il costo non è certo più (se mai lo è stato) lo strumento per misurare il vero valore di un oggetto. Tra esasperati low-cost, ottenuti spesso a discapito della salute e dei diritti di migliaia e migliaia di persone, e prezzi gonfiati come canotti solo sull’onda di mode passeggere, ci siamo noi. E siamo proprio noi consumatori che possiamo fare la differenza, perciò cerchiamo di usare a testa. E le mani. Che a volte per dare una seconda vita ad un oggetto basta davvero poco.
E come dice Gaia, se il low-cost è un’esigenza (e al giorno d’oggi, purtroppo, spesso lo è), non trasformiamolo in una scusa: né in una scusa per accumulare e accumulare oggetti che non ci servono, né in una scusa per gettarli via al primo segno.

Ed ecco il mio ultimo rattoppo: solo per dimostrarvi che a volte basta davvero poco e che anche un low-cost merita una seconda chance!

pima e dopoBreve intro: all’arrivo dei felini, dovetti mestamente ma ragionevolmente abbandonare il sogno di un bel copriletto su misura, magari di un bel bianco, magari di un bel filato…
Ripiegai così remissivamente su 3 economicissimi teli Fabrina di Ikea: due matrimoniali che si dessero il cambio al momento del lavaggio e un singolo da cui la mia santa suocera ritagliasse e cucisse 3 fasce velcrate per coprire le gambe del letto (lo ammetto: io sono un disastro a cucire!). [E sempre in linea con il non-si-butta-via-niente pensiero, con gli scarti ho fatto pure due mega napponi effetto stropicciato/scucito – che poi è proprio come mi sento io quando entro sotto quelle coperte la sera e quando ci esco la mattina.]

Come previsto, nel giro di una notte era già esplosa la prima costellazione di fili tirati da unghiette diabolico-feline. Quello che non era previsto era che i due maleficetti decidessero finanche di usare il copriletto a mo’ di telo del fantasma formaggino, strappandolo e allargando il foro con musetti e zampette diaboliche.

Che fare? Gettarlo ovviamente non se parlava manco per niente.
Avevo cercato delle toppine che mi piacessero, ma non avevo trovato nulla…
Poi l’altro giorno in merceria il colpo di fulmine: tre stelline argentate! Ma sole si perdevano in quel grande mare coprilettesco… ci voleva… una scritta!

TRISOra qui non pubblicizzerò la tecnica che ho usato per il trasferimento della scritta, perché… ho usato la trielina… e non ne vado affatto fiera!
La trielina è rimasta una delle ultime inespugnate roccaforti nella mia personale guerra contro tutti i prodotti per la casa inquinanti. Non che ne abbia mai utilizzata molta, anzi… è proprio per questo che quella bottiglietta se ne sta lì da anni a guardarmi e a farsi beffe dei miei eroici intenti. Ho pensato che usandola avrei contribuito alla sua fine, mai hai voglia a trasferire delle stampe prima che quella finisca!
Voi, mi raccomando: non compratela!
Navigando su internet si trovano un sacco di tutorial con altri prodotti per il trasferimento su tessuto; non c’è che da sperimentare.

Ora non mi resta che pregare il signorino del cielo stellato, che quei due maleficetti non inizino a prendere a morsi anche queste tre stelline… Ho già visto Boris addentare una punta…

 

10 pensieri su “seconda chance

    • Hai ragione: è proprio una roba da antichi, come me! 😉 Ma esiste, esiste… con un altro nome, ma esiste ancora. Dovrei provare a riciclarmi anch’io con un altro nome: magari ringiovanisco! Eheheh! 😛

  1. Quando ero bambina io, la trielina era nel kit per il corso d’arte che frequentavo di pomeriggio. Ricordi meravigliosi probabilmente modificati dalle inalazioni 🙂

    • Ahaahahah! Chi non ha ricordi da inalazioni di trielina?! Io me le ricordo alle medie, quando passavo i pomeriggi a trasferire le immagini dei giornaletti sul diario! 😀

  2. Ma te pensa la famigerata trielina cosa ti combina! Mio nonno era solito utilizzarla o meglio faceva parte delle sue svariate ed utilissime attrezzature casalinghe… e non,
    Complimenti per il risultato e la costanza! Quei dannati micetti sono adorabili, si, ma a volte sarebbero quasi da …… strozzare!

    • Allora mi racconterai come la usava tuo nonno: la mia bottiglietta è ancora bella piena! 😀 E sì… se non li adorassi così tanto quei due diabolicetti… li strozzerei volentieri!!! 😉

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